Una croce racchiusa da un cerchio; due linee distinte che si articolano forse nella forma più semplice ed immediata; un’unica linea ininterrotta che allude ad uno spazio racchiuso, probabilmente una cinta muraria o una piazza cittadina. Il geroglifico egiziano, che lo storico Joseph Rykwert ritene essere uno dei segni originari per la città, è trascritto come “nywt”.
“Nywt” intende ricercare all’interno di un ordinato e razionale itinerario tematico le ragioni e le caratteristiche principali dell’organizzazione urbana a griglia per mezzo del continuo intrecciarsi di avvenimenti storici, politici e sociali che hanno caratterizzato le più rilevanti svolte culturali della società.
Si tratta di un percorso che tende a sfiorare i delicati contrasti, in alcuni casi molto sfumati, tra la natura e l’artificio, tra l’individuo e la folla, tra il dominio privato ed il dominio pubblico, tra lo spazio ed il tempo, tra la ripetizione e la variazione di forma e di contenuto, tra lo stazionamento ed il movimento. Ognuno di questi sei contrasti, di conseguenza alle differenti tematiche in cui essi sono coinvolti, viene esposto separatamente, seguendo un ordine per così dire “strutturale” nei confronti della forma urbana a griglia.

Introducendo in primis il contrasto tra il contesto naturale ed il perimetro, ammesso che esista, artificiale del nucleo urbano, l’itinerario affronta ciò che la struttura urbana, a griglia o di qualsiasi altra tipologia, è tenuta ad organizzare, ovvero la folla quale massa di individui estranei tra loro e si evolve poi in un’accurata analisi delle cosiddette aree di mixitè, ovvero i luoghi di incontro tra le diverse comunità di individui, veri e propri indici di vitalità urbana. Gli ultimi tre capitoli affrontano invece i tre argomenti, forse più segreti, più nascosti, più tecnici e al tempo stesso meno immediati, tra quelli che la struttura urbana a griglia propone: la modalità e le conseguenze mediante le quali le nuove concezioni del tempo e dello spazio hanno influenzato il pensiero degli urbanisti moderni; la possibilità, nel corso di una ripetizione di oggetti apparentemente simili, di ottenere tramite la percezione un sensibile grado di variazione; l’essenza del movimento all’interno della struttura urbana, non tanto da un punto di vista pratico quanto più riguardo la concezione propria di movimento e le differenti modalità di concretizzazione del concetto stesso di movimento.
La strada ci stanca e ci estenua. E quando tutto sarà compiuto dovremo ammettere che essa ci disgusta.
Charles-Édouard Jeanneret-Gris “Le Corbusier”


